Le convizioni sbagliate dell’aspirante scrittore

Perché l’autore è in crisi ancor prima di cominciare?

Scrivere un libro non è affatto una cosa semplice. Richiede tempo, dedizione, tanta fatica e spesso la sofferenza di mettere a nudo le proprie emozioni. Terminato l’estenuante percorso della scrittura, il passo successivo è quello di trovare una pubblicazione capace di valorizzare i nostri sforzi. Vogliamo pubblicare perché riteniamo che il nostro lavoro sia un’opera meritevole, oppure perché vogliamo esprimere noi stessi. Vorremmo forse far conoscere la nostra esperienza perché unica e utile a chi è come noi. Qualunque sia la ragione per cui iniziamo a scrivere, esistono almeno 3 convizioni sbagliate che ci ostacolano nell’intraprendere un vero percorso da scrittore professionista (o perlomeno capace di darci soddisfazione):

  1. Scrivere è un talento, lo si possiede oppure no. Non è qualcosa che si impara. Certo, scrivere è sicuramente un’arte, un talento, ma non è necessariamente qualcosa di innato. Come ogni tecnica è qualcosa che si può imparare, si studia, si pratica e si sviluppa. Tutti sanno scrivere, basta carta e penna, ma pochi sanno scrivere “da scrittore”, per farlo bisogna imparare determinate tecniche, metodologie e buone pratiche.
  2. Gli editor cambiano il nostro testo per mercificarlo e non ci permettono di esprimerci come vogliamo, rovinando il nostro lavoro. Gli editor sono un supporto fondamentale nella vita professionale di uno scrittore. Leggere e rileggere il proprio testo sicuramente ci aiuta a migliorarlo ma passare una quantità indefinita di tempo sulle medesime pagine non può che rendere quello che leggiamo “neutro”: tendiamo a memorizzare quanto abbiamo scritto e riletto decine di volte finché la nostra mente non lo rende “piacevole” in quanto “facile da incamerare”. Un po’ lo stesso processo che avviene quando tendiamo a preferire l’ascolto di canzoni che abbiamo già ascoltato decine di volte. Un editor rappresenta uno sguardo esterno professionale importantissimo, capace di supportarci non nel modificare e “rovinare” la nostra opera, quando nell’esprimerla al meglio, correggendo passaggi sintattici farraginosi e controllando la logica e la coerenza generale dell’opera. L’editor è il nostro miglior alleato, di certo non un nemico.
  3. Gli editori si arricchiscono alle spalle degli scrittori, sfruttandoli con contratti capestro e royalties ridicole. Se da un lato esistono editori truffaldini che adescano autori esordienti con mille promesse solamente per estorcere loro un nuovo libro in catalogo, è al contempo vero che esistono decine e decine di editori seri che combattono ogni giorno per i propri autori. Quando autore ed editore costituiscono un team, anziché darsi contro l’un l’altro, possono battersi assieme contro una distribuzione libraria che tende a favorire i “big” del settore, una promozione estremamente costosa in termini di tempo e denaro e raggiungere ottimi risultati. Per quanto riguarda le royalties, c’è un altro mito da sfatare: tra spese di distribuzione, vendita, stampa, grafica e promozione, la “fetta” dell’editore su un titolo generalmente è piuttosto simile a quella dell’autore, se non talvolta inferiore.

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