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Il principio dell’iceberg: la scrittura di Hemingway

Un bravo scrittore assomiglia più a un pittore che non a un giornalista. È infatti importante che l’autore mostri la sua storia senza dirla, che impari a pensare per immagini. Senza intercedere in inutili “spiegoni” di quanto scritto.
C’è un?analogia con il cosiddetto PRINCIPIO DELL’ICEBERG, una delle suggestioni più articolate di uno dei maestri e mostri sacri della scrittura contemporanea: Ernest Hemingway.

Tutto quel che conosco è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà sempre più solido. L’importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è all’oscuro, allora le lacune si noteranno.

Per sua stessa ammissione, Hemingway, ricercava nella sua scrittura “l’essenziale”: poche descrizioni, pochi aggettivi; una prosa asciutta, ma efficace al contempo. Hemingway aveva una disciplina da scrittore piuttosto rigida e personale (scriveva all’alba, scriveva in piedi, scriveva un tot di parole per sessione di lavoro, scriveva fino a mezzogiorno, si concedeva una nuotata subito dopo, ecc.), e aveva l’idea che fosse giusto scrivere soltanto la punta dell’iceberg di ogni passaggio della sua storia, per non dire troppo, per lasciare al lettore la possibilità di vedere ciò che accade senza, per l’appunto, troppe spiegazioni. I sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi. Questo è il principio dell’iceberg, l’idea che ogni scrittore conosce molto di più della sua storia rispetto a quanto viene espressa dal libro!

Il vecchio e il mare avrebbe potuto esser lungo più di mille pagine, avrei potuto sviluppare gli abitanti del villaggio, spiegare come sbarcano il lunario, come sono nati, se hanno studiato, avuto figli, ecc. Ma questa è un’operazione che altri scrittori sanno fare in modo eccellente e quando si scrive il limite è sempre quello che già è stato fatto in maniera esauriente. Così ho cercato di provare con qualcosa di diverso. Prima di tutto eliminare tutte le parti superflue e trasmettere al lettore un’esperienza che potesse entrare a far parte della sua, come quelle reali. È un’impresa difficilissima, e ho dovuto lavorare sodo.

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Bio di Valerio Carbone

Dottore di Ricerca Ph.D. in Filosofia e laureato in Psicologia clinica. Ha collaborato con l'Università degli Studi di Roma Tre e alla rivista accademica Consecutio Temporum. Diplomato al C.e.t. come autore di testi musicali, nel 2012 ha prodotto in collaborazione con lo studio SoundMakers e l'etichetta indipendente SubTerra il disco di canzoni inedite Wittgenstein-Haus. È ideatore del personaggio Fruitore Di Nonsense , protagonista di serate d'intrattenimento culturale, racconti e "stati mentali". Cofondatore nel 2010 di Edizioni Haiku, nel cui catalogo ha pubblicato il racconto d'avanguardia "La confusione chiara" (2010) tradotto anche in francese, spagnolo, portoghese e inglese, la silloge "Lode a Mishima e a Majakovskij" (2011, insieme a Flavio Carlini) e soprattutto "Il mercante d'acqua" (2015), romanzo di formazione di ambientazione distopica sci-fi che gli vale numerosi riconoscimenti a livello nazionale. È stato cofondatore e collaboratore della web-magazine b-Hop nel 2014. Dopo una serie di eventi teatrali, ha pubblicato nel 2017 la raccolta poetica "Ordalia. Trentatré liriche di rinascita" (Prospero Editore) e l'antologia di racconti "Il fantastico mondo di Fruitore Di Nonsense" (Edizioni Efesto). Ha partecipato e organizzato diverse iniziative di reading pubblici in tutta Italia. È stato membro del collettivo poetico A.s.m.a.

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