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I 12 errori più diffusi nella nostra lingua

Siamo nel 2020 ma alcuni errori grammaticali sono purtroppo, ancora, all’ordine del giorno. Non è difficile capire il perché. Una scarsa alfabetizzazione, le continue invasioni di neologismi (soprattutto dalla lingua inglese e francese), un uso sempre più strumentale della scrittura per via dei Social network, una scarsa attitudine alla lettura: la lingua italiana, a quanto pare, non sempre se la passa granché bene. Sono proprio gli italiani però i più ignoranti in materia; anche se stiamo parlando della loro lingua madre! Alcuni errori vengono infatti commessi regolarmente da tutti, nella scrittura di un messaggio, di un testo? oppure ce li ritroviamo là, in almeno un commento Facebook su due!

Vediamo quali sono queste 12 maledette imprecisioni della nostra lingua che riscontriamo nella vita di tutti i giorni, imprecisioni di cui, ahimè, gli italiani sembrano proprio non riuscire a fare a meno.

L’apostrofo è di gran lunga l’errore grammaticale più commesso. Sbagliano infatti l’utilizzo di questo segno di elisione almeno il 70% degli italiani, soprattutto poiché dimenticano che esso si utilizza esclusivamente per le parole femminili (“un’amica”, “un’idea”) e non per quelle maschili (“un amico”, “un ordigno”).

A peggiorare le cose c’è poi la confusione costante con un altro segno: l’accento. “Poco? diventa po’ ” dopo il troncamento, e non pò (eppure continua a sbagliare questa cosa almeno un italiano su due!).

C’è poi la questione “Qual è?”, che va chiaramente senza apostrofo. Ma a quanto pare lo sbaglia ancora il 65% degli utenti.

Il congiuntivo rimane in ogni caso il terreno più scivoloso della nostra lingua. Lo sbaglia infatti oltre il 60% degli italiani che usano la lingua scritta e parlata!

Il 58% degli italiani confonde sovente “gli” e “le”, utilizzando il primo pronome anche riferendosi a una persona di sesso femminile.

Il 57% usa invece erroneamente il ?d?? (verbo), confondendo con il ?da? (preposizione). E per estensione tende anche ad accentare pure altri verbi similari: come ?f?? (fare) e ?v?? (andare): almeno il 51% degli italiani ignora queste differenze.

Il 55% degli utenti tende ad accentare inoltre “qui” e “qua”, per analogia con “lì” e “là”.

Sembra incredibile ma più di un italiano su due (il 55% degli utenti) non sa se si scriva “purtroppo” o “pultroppo”. Naturalmente la prima formula è quella corretta, ma non è per tutti così scontato.

Il 51% degli utenti confonde quindi la “c” e la “q” nella lingua scritta. Alcuni esempi: “evaquare”, “profiquo”, “squotere”, “promisquo”, “innoquo”. Tutte queste parole in cui ci imbattiamo sovente si scrivono in realtà senza la “q” e con la “c”.

Oltre il 40% di noi non sa distinguere neppure il “ne” da il “né” (e seppure riesce a farlo ? molto probabile confonda l’accento acuto con uno grave!).

Altra questione forse più “perdonabile”: l’utilizzo della “d” eufonica. “E” o “ed”? “A” o “ad”? Qui la faccenda è dibattuta però sarebbe corretto utilizzare la “d” eufonica solamente nel caso in cui la parola seguente inizi con la medesima vocale.

Infine il problema della punteggiatura: a parte la scomparsa conclamata del punto e virgola, è sempre più evidente un utilizzo perlomeno “creativo” anche di tutti gli altri segni d’interpunzione!

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Bio di Valerio Carbone

Dottore di Ricerca Ph.D. in Filosofia e laureato in Psicologia clinica. Ha collaborato con l'Università degli Studi di Roma Tre e alla rivista accademica Consecutio Temporum. Diplomato al C.e.t. come autore di testi musicali, nel 2012 ha prodotto in collaborazione con lo studio SoundMakers e l'etichetta indipendente SubTerra il disco di canzoni inedite Wittgenstein-Haus. È ideatore del personaggio Fruitore Di Nonsense , protagonista di serate d'intrattenimento culturale, racconti e "stati mentali". Cofondatore nel 2010 di Edizioni Haiku, nel cui catalogo ha pubblicato il racconto d'avanguardia "La confusione chiara" (2010) tradotto anche in francese, spagnolo, portoghese e inglese, la silloge "Lode a Mishima e a Majakovskij" (2011, insieme a Flavio Carlini) e soprattutto "Il mercante d'acqua" (2015), romanzo di formazione di ambientazione distopica sci-fi che gli vale numerosi riconoscimenti a livello nazionale. È stato cofondatore e collaboratore della web-magazine b-Hop nel 2014. Dopo una serie di eventi teatrali, ha pubblicato nel 2017 la raccolta poetica "Ordalia. Trentatré liriche di rinascita" (Prospero Editore) e l'antologia di racconti "Il fantastico mondo di Fruitore Di Nonsense" (Edizioni Efesto). Ha partecipato e organizzato diverse iniziative di reading pubblici in tutta Italia. È stato membro del collettivo poetico A.s.m.a.

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