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Quando non bisogna credere a chi scrive: il narratore inaffidabile

Un narratore si dice inaffidabile (o inattendibile) quando la narrazione utilizzata è volta a conferire allo svolgimento della trama una sorta di confusione, indeterminatezza o incertezza. È una tecnica molto funzionale a creare pathos, suspense, coinvolgimento, a instillare un dubbio continuo in chi ci legge; dunque un suo uso sapiente è davvero molto apprezzabile.

Stiamo parlando però di una tecnica molto complessa, tipica della cosiddetta letteratura post-moderna, e utilizzata soprattutto nei thriller, nei gialli, nei polizieschi e nel genere horror. Agatha Christie era solita incedere con questo espediente. Ci sono molti esempi che possiamo portare nella discussione, ne scelgo uno per tutti: Zeno Cosini, il protagonista del celeberrimo La coscienza di Zeno di Italo Svevo è nel suo continuo tentativo di apparire migliore agli occhi di chi sta leggendo il suo diario (clinico) e la storia dei suoi vizi, inettitudini e bugie. Si palesa come un narratore assolutamente inattendibile. Del resto lo anticipa lui stesso nel primo capitolo del libro!

Importante sottolineare che un narratore di questo tipo coincide SEMPRE con la prima persona singolare. È infatti un narratore coinvolto nella storia che però ha la peculiarità e la bizzarria di non riportare i fatti esattamente come sono accaduti. Omette alcuni dettagli, li falsifica, li alterna distorcendo fiction e realtà della storia.

La non comunicazione di alcuni fatti (l’omissione dei fatti) impedisce spesso al lettore di comprendere e di farsi un quadro chiaro della situazione. Il lettore dunque non riesce in modo intuitivo a prevederne sempre lo sviluppo. Così come avviene quando il narratore decide sapientemente di alterare la realtà (l’alterazione dei fatti), magari riportando alcune dinamiche ed eventi in modo inesatto. Il narratore inaffidabile finisce spesso per discolparsi agli occhi del lettore, comunicandogli così un senso di ansia e favorendo una vera e propria percezione d’indeterminatezza della storia. La distorsione del giudizio è la terza caratteristica di questa modalità di scrittura: si cambia, in pratica, la propria considerazione rispetto a sé e, di conseguenza, rispetto agli altri personaggi.

Un narratore inaffidabile esalta se stesso e la sua etica, incolpando gli altri personaggi delle proprie e altrui nefandezze.

Ma perché si usa? Anzitutto per incrementare il ritmo narrativo. Altra funzione è quella di forzare la cosiddetta “sospensione dell’incredulità” che il lettore ci accorda rispetto alle sue aspettative. La continua incertezza produce in effetti colpi di scena davvero esaltanti!

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Bio di Valerio Carbone

Dottore di Ricerca Ph.D. in Filosofia e laureato in Psicologia clinica. Ha collaborato con l'Università degli Studi di Roma Tre e alla rivista accademica Consecutio Temporum. Diplomato al C.e.t. come autore di testi musicali, nel 2012 ha prodotto in collaborazione con lo studio SoundMakers e l'etichetta indipendente SubTerra il disco di canzoni inedite Wittgenstein-Haus. È ideatore del personaggio Fruitore Di Nonsense , protagonista di serate d'intrattenimento culturale, racconti e "stati mentali". Cofondatore nel 2010 di Edizioni Haiku, nel cui catalogo ha pubblicato il racconto d'avanguardia "La confusione chiara" (2010) tradotto anche in francese, spagnolo, portoghese e inglese, la silloge "Lode a Mishima e a Majakovskij" (2011, insieme a Flavio Carlini) e soprattutto "Il mercante d'acqua" (2015), romanzo di formazione di ambientazione distopica sci-fi che gli vale numerosi riconoscimenti a livello nazionale. È stato cofondatore e collaboratore della web-magazine b-Hop nel 2014. Dopo una serie di eventi teatrali, ha pubblicato nel 2017 la raccolta poetica "Ordalia. Trentatré liriche di rinascita" (Prospero Editore) e l'antologia di racconti "Il fantastico mondo di Fruitore Di Nonsense" (Edizioni Efesto). Ha partecipato e organizzato diverse iniziative di reading pubblici in tutta Italia. È stato membro del collettivo poetico A.s.m.a.

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