Dialoghi di qualità. Quali accorgimenti per i nostri personaggi?

Qual è la funzione di un dialogo efficace?

Scrivere dialoghi efficaci fa la differenza per il nostro racconto o il nostro romanzo.

Nessuna paura se ancora abbiamo delle difficoltà, perché scrivere dialoghi di qualità è davvero tra le cose più difficili per ogni narratore. Il fatto è che nella vita reale, nella nostra vita di tutti i giorni, utilizziamo le parole in un modo differente poiché molto del nostro messaggio è veicolato dalla comunicazione non verbale. Sulla pagina scritta questa cosa, però, non è possibile. Un buon dialogo letterario vive infatti del paradosso di dovere essere una finzione, una fiction: rispondere cioè alla verosimiglianza della situazione. Abbiamo studiato e approfondito questo punto nelle pagine relative della nostra Agenda dello Scrittore, dove parliamo della “fisionomia” del dialogo efficace.

In un romanzo o in un racconto, il dialogo occorre però per assolvere alcune funzioni. Tra le quali:

1) portare avanti la nostra trama o fornire alcune caratteristiche della nostra storia;

2) rivelare un conflitto interno o esterno del personaggio;

3) svelare le caratteristiche o lo stato d?animo di chi parla.

Il dialogo è anche direttamente coinvolto nel ritmo della narrazione: lo fa accelerare rispetto alle descrizioni o alle introspezioni, e lo fa rallentare rispetto al una scena d’azione (così come spieghiamo in questo video). Per costruire un dialogo efficace, dunque, occorre tener conto delle regole “non scritte” della comunicazione: l’importanza dei silenzi, dei sottotesti, delle contraddizioni fra ciò che si vorrebbe dire e di ciò che invece si dice.

Per questo, uno degli errori più comuni (ma anche più distruttivi) che finiamo per ritrovare nei dialoghi degli autori meno esperti ed esordienti è quello di spiegare troppo un retroscena, oppure quello di dare informazioni della trama o della storia ovvie o comunque mostrabili altrimenti.

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